29 dicembre 2011

Il papà invisibile



A volte mi domando se un papà possa piangere.
Se sia previsto, intendo.
Un papà non piange, perchè papà è la solidità, è il capo squadra che indica la strada, che sa qual è la strada, perchè ha ben capito qual era la sua strada e quindi sa camminare sicuro sulla strada che ha scelto e sa indicare a tutti quale sia la strada da percorrere. Un po' di cammino si farà sulla sua strada e poi, poco a poco, piano piano, solo se lui lo dirà, ci si potrà staccare, si potrà azzardare a prendere qualche traversa, qualche via nuova, si potrà provare, esplorare, azzardare; e se poi la traversa sarà buia, se la via nuova farà paura, se l'eplorazione farà scoprire orrori, se l'azzardo sarà eccessivo, si potrà tornare indietro, accanto a lui che cammina sicuro, sulla sua strada, sulla strada che conosce,sulla strada che sa lui.
E come può mai piangere un papà che deve fare tutto questo? Come può mai piangere un papà che ha capito la strada, che ha scelto la sua strada e che cammina sicuro? E come mai può piangere il papà che deve indicare la strada e che deve serenamnte lasciare che vengano azzardate vie traverse e che deve saper accogliere chi ne ritorna spaventato, attonito, incerto?
E poi perchè mai dovrebbe piangere un papà? Forse ha sbagliato strada? Forse non è poi così sicuro di essere sulla strada giusta? Oppure guardando lontano non vede più quell'orizzonte che lo aveva convinto? O forse ha qualche dubbio sulla strada da consigliare? O forse ancora non riesce a sopportare di vedere imboccare strade traverse che portano all'orrore? O sarà mica che non è poi così sicuro che sia giusto vedere tornare indietro da quelle esplorazioni?
E come può mai piangere un papà senza sembrare tutto questo? Come mai potrebbe giocarsi tutto quello che ha e tutto quello che deve dare con una lacrima o un momento di sconforto?
Eppure i papà hanno paura. Magari hanno sbagliato strada o non la sentono più sicura, oppure guardando lontano non vedono più l'orizzonte ed il loro passo si fa incerto, il timbro della loro voce insicuro quando devono consigliare un passo, lo sguardo più ansioso quando vedono imboccare una traversa buia e la loro mano più disperata quando riabbracciano chi ritorna attonito.
Ma le lacrime no. Quelle non possono scendere. Quelle vanno trattenute, ingoiate, vanno ricacciate dentro perchè un papà non piange.
E allora, la sera, .. questa sera .. che tutti dormono, sicuri, caldi, sereni, un papà si prende l'incarico di far scendere tutte le lacrime del mondo, tutte le lacrime dei papà che non possono avere paura ma ce l'hanno, di tutti i papà che non possono deludere, ma hanno paura di farlo, di tutti i papà che hanno paura che la loro voce tremi, che il loro sguardo implori o la loro mano stringa troppo, oppure che la loro strada non sia quella giusta.
Questa sera è la sera del papà che sa che ogni sua lacrima resterà invisibile.

7 commenti:

padreanomalo ha detto...

E' vero, non possiamo piangere, non possiamo mostrare incertezze, non possiamo mostrarci deboli.

Dura, la vita del pater familias.

Un giorno però capiranno, spero.

MAMMOLINA ha detto...

splendido post...pieno di tenerezza e di tanta verità

Anonimo ha detto...

Quanto è vero.
Ma facciamoci una promessa. Prima o poi, anche se un giorno molto lontano, lasciamoci vedere con una lacrima anche dai nostri figli. Così ancora loro sapranno e non dovranno diventare, o cercare, altri "padri invisibili".

Papistagista ha detto...

Ma mi chiedo: è giusto non mostrare le proprie fragilità? Insomma rendiamo più sicuri i nostri figli facendoci vedere invincibili o otteniamo l'effetto contrario? Io credo che sia indispensabile far capire ai figli, da padre, che l'emozione è parte della vita...altrimenti creiamo degli automi insensibili.
Saluti
Papistagista

tryout ha detto...

Ma forse, in qualche angolo della loro anima, i figli queste lacrime le hanno sentite. E amate.

miciobigio ha detto...

Per ogni donna forte, stanca di dover apparire debole
C’è un uomo debole stanco di dover apparire forte
Per ogni donna stanca di dover agire come una tonta
C’è un uomo stanco di dover simulare di sapere tutto
Per ogni donna stanca di dover essere qualificata come un essere emotivo
C’è un uomo al quale è stato negato il diritto a piangere e ad essere delicato
Per ogni donna considerata poco femminile quando compete
C’è un uomo che si sente obbligato a competere affinché
Non si dubiti della propria mascolinità
Per ogni donna stanca di sentirsi oggetto sessuale
C’è un uomo preoccupato di sembrare sempre disposto
Per ogni donna che si sente attaccata ai suoi figli
C’è un uomo a cui si è negato il piacere alla paternità
Per ogni donna che non ha avuto accesso ad un lavoro o salario soddisfacente
C’è un uomo che deve assumere la responsabilità economica di un altro essere umano
Per ogni donna che non conosce i meccanismi di una automobile
C’è un uomo che non ha appreso i segreti dell’arte del cucinare
Per ogni donna che avanza di un passo per la sua propria liberazione
C’è un uomo che riscopre il cammino alla libertà.

Nonsense ha detto...

quanto vorrei che mio padre fosse stato più fragile quando ero palesemente fragile anche io, così inadeguata e piccola sotto il suo sguardo sicuro di tutto. ora che mi piange addosso a giorni alterni non lo sento credibile, mi sembra di essere derubata di una forza che vorrebbe attingere da me per avere qualche certezza... è dura anche la vita dei figli dei superpadri, sai?