03 aprile 2009

Tuning

mezzanotte, vado a nanna. prima però il saluto ai cuccioli. carezzo il viso di samu, con lo stesso gesto delicato con cui lo sveglio tutte le mattine. mugugna un po' e si gira.
poi vado dal piccolo, nel suo lettone alto ikea, appoggio il viso sul cuscino, a fianco al suo e sto lì di fronte al suo musetto ad ascoltare il suo respiro, ad annusarlo.
guardo la sua guancetta, è ancora rossa. ci appoggio le labbra, è caldina. mi sento morire, povero piccino, la sberlotta che gli ho ammollato questa sera è ancora tutta lì.
lo guardo e mi sento stringere il cuore. vorrei che una formula matematica mi dicesse se sommando la validità - in cui credo - di uno schiaffo che interrompe le parole ragionevoli e stabilisce uno sbarramento invalicabile e sottraendo quel malsano carico di stanchezza è poca pazienza che ha fatto scattare lo schiaffo un po' troppo presto e un po' troppo forte, il risultato è stato positivo o negativo.

vorrei svegliare il piccolo per dirgli che gli voglio bene e che queste cose i papà e le mamme le fanno non per stizza o per nervosismo ma perchè dietro c'è un disegno, un progetto che vuole farli diventare degli ometti in gamba.
vorrei svegliarlo e scusarmi perchè, ora che sono più sereno e più calmo, mi viene il sospetto che quella sganassa rifilata durante il capriccio del lavaggio dentini non è partita da quel progetto ma da una fitta fortissima alla tempia che il suo urlo mi ha fatto venire sommandosi al mio malditesta.
vorrei svegliarlo e scambiare con lui qualche bacio per confermare a lui e a me stesso che anche se tutti e due sappiamo che quella sberla era sacrosanta e andava data, a tutti e due è sembrata anche un po' sbagliata e allora ci vorrebbe una approfondita sessione di baci per azzerarne gli effetti negativi e salvare solo quelli positivi e dirci ancora una volta - la milionesima - "ciao bel papà" "ciao bello amore".

avvicino le labbra al suo nasino glielo stringo un po'. lui si stropiccia, si caccia il ditino in bocca e comincia a ciucciare.

rovisto nella memoria e mi ricordo che c'era un tale che diceva che i bambini non hanno bisogno di papà e mamme perfette ma di papà e mamme che sbaglino e poi correggano i loro comportamenti e che è in questo lavoro continuo di sintonizzazione che si costruisce il valore del rapporto genitori\figli.

vabbè vado a letto va..... aggiusto le copertine .... do ancora un'annusatina .... domani si riparte.

22 commenti:

laura ha detto...

ciao,
"i bambini non hanno bisogno di papà e mamme perfette ma di papà e mamme che sbaglino e poi correggano i loro comportamenti e che è in questo lavoro continuo di sintonizzazione che si costruisce il valore del rapporto genitori\figli".
Se non fosse cosi', per tutti noi genitori sarebbe la disperazione.
Quando ho mal di testa, e purtroppo mi capita spesso, la mia tolleranza verso la mia piccola precipita sotto lo zero e la devo allontanare, ogni suo pianto mi fa impazzire dal dolore. Ho imparato a chiedere aiuto in quei momenti e per fortuna c'é sempre qualcuno che si occupa di lei.

Monica ha detto...

sempre bellissimo leggerti..ho una bimba piccola, di 10 mesi..spero di essere una buona mammma per lei..buon fine settimana..

desian ha detto...

credo anch'io che genitori perfetti non debbano esistere, credo che quello che ci fa essere insieme, ai nostri bambini, sia il percorso, il grande amore che lo traccia e gli errori rimediati che ci guidano.
Tanta disponibilità a lasciarsi anche stupire dalle stupidaggini che a volte facciamo... basta rendersene conto, basta essere lì appena càpita.
ciao

Laura ha detto...

A parte carlotta, i due grandi hanno ormai 17 e 15 anni: e io ancora, ogni sera, vado a letto pensando a come risintonizzarmi correttamente con loro il giorno dopo, a come azzerare gli effetti negativi di una sgridata isterica salvando solo l'amore che c'è dietro...è un lavoro che non finisce mai come non finisce mai il nostro essere genitori e il nostro amore immenso per loro.
P.S. Laura anche io, ma di Caro diario.

Giulia ha detto...

Ciao, io non ho bambini, però avrei voluto un padre in grado di pensare, e da figlia, modestamente, posso dirti che, quando c'è, l'amore si sente indubbiamente.. I conti si fanno sull'insieme, non su un momento di stanchezza.. Ciao!

Anonimo ha detto...

perdonami ma in questo messaggio leggo tanta sensibilita' travolta dalla contraddizione.
una sberla non e' mai mai mai giusta, non ci puo' essere un progetto educativo dietro!
e' piu' onesto chiedere scusa ai nostri figli per i nostri errori, per aver perso la pazienza (a me purtroppo capita mille volte!!).
cosa dovrebbe insegnare la violenza di una sberla?
che tu puoi darla e lui ovviamente non puo' renderla perche' tu sei il suo papa' e sai che gli dai una sberla "giusta"?
che messaggio e'????
perdonami ti leggo silenziosamente da tempo ma non ce l'ho fatta a stare zitta!
paola

Giulia ha detto...

Una sberletta può sfuggire... la "violenza" è un'altra cosa...

Silvia ha detto...

Gli vuoi bene, a quei bimbi, si capisce bene. Purtroppo, però, si capisce altrettanto bene che ti è filtrata sotto pelle, a tua insaputa, la logica per cui la sberla è sacrosanta, è utile e serve. Suppongo che tu ne abbia ricevute e per questo lo trovi accettabile, ma prova a pensare che si può fare a meno, e non con risultati educativi meno efficaci. Capiscono lo stesso, crescono bene lo stesso, imparano e si educano altrettanto bene.
Dalle parole che leggo quella guancina rossa brucia anche a te e ti dispiace di averlo fatto. Rosco, si sbaglia tutti come genitori, ma si è sempre in tempo per ricominciare, per capire e soprattutto per dire "Scusa" ai propri bimbi.
Non possono avere genitori perfetti, ma a loro serve avere genitori che riconoscono i propri sbagli, che si sanno perdonare e dare un'altra chance, che dimostrano loro come si fa a scusarsi e ammettere di avere sbagliato (e questo non sminuisce l'autorità di genitori, anzi il loro concetto di noi ne esce molto più nobile e più vero).
Sì, domani è un altro giorno e si può provare a seguire una strada diversa, crescendo insieme genitori e bimbi, ma senza che nessuna parte del corpo di nessuno di noi faccia male a nessun'altra dell'altro :)

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo quanto dice paola.
Come si può non sottoscrivere? Pensiamo tutti che dietro una sberla non ci può essere un processo educativo.
Lo sappiamo eppure ci caschiamo. Si crede inconsciamente di riuscire a controllare la situazione più facilmente con una sberla che con un lungo discorso.
Ma sono momenti, abbiamo giustificazioni (più o meno valide), un mal di testa, una mancanza di pazienza "infinita", l'incapacità di contenere con la persuasione.
Forse è come scrive Silvia: "Suppongo che tu ne abbia ricevute". Certo, non posso negare di averne presa qualcuna, ma se dovessi descrivere mio papà di 40 anni fa, l'ultima cosa che direi è che mi dava le sberle.
E qualcuna, con i miei bimbi, a volte mi scappa. Non posso pensare che sia colpa di mio papà.
E quando la sberla è scappata, mi sento un verme.
E poi, ormai, hanno un'età (quasi 5 anni il piccolo) che possono farmelo notare loro: "Tu dici che non dobbiamo picchiare gli altri bimbi e tu ci picchi!".
Accidenti, quanto hanno ragione.
Io in quei casi chiedo scusa. Scusa per il gesto, ma certo non scusa e basta. Scusa con i motivi che mi hanno portato a farmi scappare quella sberla. Scusa sottintendendo: ok io ho sbagliato però voi cercate di non mettervi più nelle condizioni di farmi scappare la pazienza!
Chissà se è giusto.
Per me il mestiere di papà (che, dannazione, nessuno si prende la briga di insegnarti!) è una quotidiana improvvisazione, un frugare ogni momento nel cilindro una trovata, un'invenzione. Un po' prestigiatore, un po' equilibrista. Scomodo e incerto, ma stimola la fantasia e richiede pazienza e fatica.
Però ripaga con amore, dato e ricevuto. Ed è più che sufficiente.
Lele

Barbapapa' ha detto...

Bellissimo post.
Anche a me succede di perdere la pazienza. Ad essere sincero forse di più in passato che adesso. Non è questione di rassegnazione ma il fatto che sto diventando, giorno dopo giorno, sempre più consapevole di come mia figlia dipenda da me e del fatto che le cose che mi fanno arrabbiare siano dovute anche allo stress accumulato durante il giorno fuori casa.

Ale ha detto...

Dopo un po' che ti leggo mi decido a commentare...
A me,di sberle,mai ne han date.
A ben pensarci non me le danno nemmeno ora.
Secondo me non si può proprio dire nè che sian giuste nè che siano sbagliate.Dai,tutta la vostra generazione (eh si che son un giovinastro d'oggi io) è "cresciuta" a sberle, eppure vi vedo tutti in forma.
Come tutte le cose c'è modo e modo di usarle,secondo me.
Non dimentichiamoci che delle volte le parole fan stare molto peggio delle sberle, lo so per esperienza personale ;).
Si potrebbe andare avanti all'infinito a discutere su 'sti argomenti, è innegabile però che non sento di poterti giudicare come un cattivo padre... è strano vedere tutto dal dietro.
Ti faccio badilate di complimenti per il blog!

Anonimo ha detto...

Ciao,
sono una ragazza di 25 anni che di sberle ne ha prese tante, a volte giuste altre volte meno..
Domani mio padre sarà sottoposto ad una scintigrafia per determinare se la "macchia" evidenziata sul femore da una radiografia sia un fibroma (tumore benigno) o qualcosa di negativo(non riesco a scrivere differentemente, sarebbe troppo anche solo scriverlo).
Gironzolando sul web ho incrociato il tuo scritto e il cuore si è spalancato.. le lacrime sono diventate un fiume in piena e, nonostante fossi in ufficio, ho mollato tutto per condividere i tuoi pensieri con i miei più cari amici.
Nessuno schiaffo nessun grido niente di niente può intaccare l'amore che provi e che loro sentono, così come sentono di meritare o meno determinate tue reazioni. Niente può essere anche solo lontanamente paragonato ad uno sguardo innmorato, al realizzare, con la consapevolezza data dall'età, i sacrifici, la dedizione, l'impegno e la volontà profusa da un genitore nel desiderio unico di realizzare un sogno: "degli ometti in gamba".
Sogno di poter avere gli schiaffi di mio padre, i rimproveri e lo sguardo severo di quando facevo i capricci vita natural durante.. perchè questo vuol dire avere insieme la carezze, le risate, gli insegnamenti, il sostegno, la vita di mio padre sempre e comuqnue votata a me e alla sua famiglia prima che a se stesso. Uno sguardo d'amore, un bacio nel pieno della notte, la presenza fisica e morale, questo è essere genitore e un ceffone ogni tanto (anche una volta al giorno come mi è successo essendo stata una viperetta non da poco!) possono solo farti amare di più! Possono farti amare come uomo,oltre che come genitore, che a volte commette degli errori ma che prova ad imparare da questi ultimi.
Mi auguro per il futuro dei tuoi come dei miei (idealmente futuri) figli che il mondo accolga sempre più genitori come te. Quel che hai pensato e scritto nel cuore della notte da tutte le risposte di amore e sensibilità che i tuoi figli non possono esimersi dal sentire.. credimi!

Valentina, una figlia innamorata del suo papà

fux ha detto...

Parlo io che so che Rosco ha ricevuto pochissime sberle nella sua infanzia e tantissimi "discorsi profondi". Rare sberle prese quanto ci sono volute, nel momento in cui servivano più delle parole.

Una sberla non sono "botte", quando arriva rarissimamente in un mare di quotidiani discorsi profondi e sensibili.

Un bacio grande al mio fratellone sensibile e psicologo che sa fin troppo chiedere scusa, come pochi al mondo sanno fare... e un bacio grande alla mia cognatina con cui condivide minuto per minuto l'educazione di due bellissimi marmocchi.

Fux

lemoni ha detto...

Ciao Rosco...come mi piace questo post...ma quante sberle ho preso io da mamma e papà io figlia del 67 in cui nessun genitore si poneva il problema se fosse diseducativo o se semplicemente spingesse noi figli picchiati ad amarli di meno. Ciò non succedeva mai e crescendo io li ho amati sempre più. Certo la sberla che mio padre mi rifilò a 18 anni perchè avevo tardato di un quarto d'ora non gliela perdonai in fretta. Oggi devo confessare che qualche sberla,come la chiamo io, di "interruzione" glielo mollata a Micol; e senza neanche rimorsi troppo dolorosi. La sberla serve ad interrompere urla e capricci. Sì sì anche parlare, spiegare, far comprendere...ma in questo caso ci vuole tempo e spesso noi ne siamo in affanno.
Sei un papà stupendo. E i tuoi figli sanno dimostrare perfettamente il loro amore. Non ti sembra abbastanza?
Un caro abbraccio

Gra

Anonimo ha detto...

vorrei invitare Rosco e chi puo' essere interessato qui http://nontogliermiilsorriso.org/forum/index.php
si potrebbe approfondire il tema senza "occupare abusivamente" lo spazio dei commenti.
questo tema delle sberle "educative" mi incuriosisce troppo (e non mi trova d'accordo...) ne vogliamo parlare?
paola

Lenny ha detto...

...anche a me una volta, una sola,mi è scappata una sberla in faccia a Gabry. Aveva tre anni, mi ha guardato come se mi vedesse per la prima volta. Mi sono odiato e se ci penso mi sento ancora un verme. Mi sono ripromesso di non farlo mai più e cosi è stato, perchè quella faccetta che mi guardavi come fossi un estraneo non me la posso dimenticare.

Lanterna ha detto...

Rosco, hai perfettamente espresso quello che penso tutti noi abbiamo provato almeno una volta nel rapporto con i nostri bambini. In questo periodo mi sento una pessima madre, perché spesso sono stanca e nervosa e la maggior parte di ciò che mi dà sollievo viene da "fuori". Ma lo sforzo che sto facendo è lo stesso tuo, e mi sento un po' meno sola :-)

Anonimo ha detto...

A Rosco: adoro il tuo blog e il modo in cui parli dell'essere genitori, mi fa venir voglia di diventarlo.
Una voglia che passa rapidamente se accendi il tg e vedi questi giovani mostri (bullisti, arroganti, maleducati), una voglia che ti passa se parli con amici o conoscenti che insegnano e che vengono ormai aggrediti quasi da alunni ("Professorè, problemi?!!!" dice il marcantonio alto 2 m e di 90KG alla prof. scricciolo) e soprattutto da genitori, che coi discorsi seri o con le sberle un qualche limite nella vita dovrebbero darlo ai propri figli.
Perchè, amici miei, nella vita di "sberle" se ne prendono tante e forti e forse averne presa qualcuna da piccini (e non stiamo parlando di botte, per cortesia!) ti aiuta a riuscire a gestire quelle da adulti.

Benedetta
che di sberle ne ha presa qualcuna, ma che ha sempre sentito di avere delle radici fortissime: l'amore infinito della mia famiglia.

Anonimo ha detto...

Fallo Rosco, ma non mentre dorme. Quando state giocando tranquilli, o camminando per strada, chiedigli scusa di averlo picchiato. E non giustificarti con il mal di testa, la stanchezza, i fini educativi. Tuo figlio non ti chiede di educarlo e raddrizzarlo, ma solo di amarlo. E la prossima volta che ti verrà da alzare le mani, tu gigante verso un piccolo bambino più debole e bisognoso di te, prova a ricordare le volte in cui eri tu quel bambino e qualche gigante abbatteva la sua furia su di te, dicendoti che era per il tuo bene. Ti cito Alice Miller, colei che più di tutti ha capito da dove ha origine la violenza verso i bambini:
"Il bambino piccolo è completamente dipendente dai genitori. La sua fiducia in loro, il suo bisogno di amare ed essere amato sono illimitati. Approfittarsi di questa dipendenza, abusare di questa fiducia, tradire e farsi beffe di questo amore, e agghindare tutto questo col nome di educazione, è un crimine. È un crimine che viene commesso ogni giorno, ad ogni ora, per conformismo, ignoranza o rifiuto di rinunciare all’uno o all’altra. Il fatto di venire commesso il più delle volte incoscientemente purtroppo non attenua le sue funeste conseguenze: il corpo del bambino maltrattato ha registrato la verità, ma la sua coscienza si rifiuta di ammetterlo. Se il trauma fosse stato vissuto coscientemente, il bambino ne sarebbe morto. Così il suo organismo si protegge, con la rimozione, dal dolore e dalle circostanze che l’accompagnano. Ne rimane il ciclo infernale della rimozione: la storia vera, repressa, seppellita nel corpo, provoca dei sintomi così da essere infine riconosciuta e presa sul serio. Ma, come nell’infanzia, la coscienza si chiude, poiché ha appreso durante quel periodo la funzione salvifica della rimozione e, oggi, nessuno la informa che per un adulto la conoscenza non è mortale e che, al contrario, la verità l’aiuterebbe a ritrovare la salute."
Anche a me è capitato, anche se ben poche volte, di dare qualche sculaccione sul pannolino di mio figlio (anch'io figlia solo qualche volta sculacciata), ma fortunatamente mi sono fermata in tempo. E se oggi solo per sbaglio gli faccio male, gli chiedo scusa. Non voglio che pensi neanche per un istante a me con paura o rancore.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma la più importante è la seguente: vieni a trovarci: www.nontogliermiilsorriso.org

Chiara

ROSCO ha detto...

ho visitato e apprezzato il sito www.nontogliermiilsorriso.org. faccio i complimenti a chi lo gestisce e alla nobile causa che porta avanti.

nei commenti di Paola, Lele, Silvia e Chiara, riconosco questa nobile passione partecipativa.

mi permetto di far notare che con altrettanta passione andrebbe affinata le capacità di analisi dei problemi per riuscire a riconoscere quando si parla del problema che sta loro a cuore o quando si parla d'altro.

rosco

Anonimo ha detto...

diventare genitori è l'impresa più difficile che si possa intraprendere, ma quando ci sei dentro niente e nessuno può capire e vivere alla stessa maniera le tue emozioni.
la gioia di crescere un figlio, l'amore che si prova nel guardarlo dormire e sorridere mentre sogna chissà cosa...la rabbia nell'essere consapevoli che questo mondo sia troppo bastardo per un cucciolo di uomo ancora così impaurito.
nessuno può permettersi di giudicare senza sapere, o perlomeno immaginare cosa significhi essere un padre.
gli schiaffi volano, ma anche con quelli si impara a crescere...scappa qualche lacrime, le urla di una giovane ribelle che grida "a 18 anni me ne vado di casa, vi odio"...e dopo dieci minuti quelle lacrime di rabbia diventano lacrime di consapevolezza e gratitudine, perchè quelle mani di uomo hanno insegnato qualcosa in più della vita anche oggi.
con ciò non voglio giustificare i genitori che picchiano i propri figli, ma ci sono situazioni e situazioni, e prima di prendere la parola...è bene pensare, contare fino a dieci, ripensare, e ricontare fino a dieci...perchè non è mai abbastanza.
io ho solo 20 anni, insomma...ancora una piccola creatura in via di sviluppo...ma non è mai "troppo presto" per iniziare a capire certe cose...

Anonimo ha detto...

Ciao, scusa, davvero un bel post, l'ho letto con emozione. Però non condivido una cosa. I papà e le mamme danno schiaffi proprio per "stizza e nervosismo" altro che. Se ci fai caso, è sempre per un riflesso condizionato del nostro malessere (infatti avevi mal di testa). Il "disegno educativo" purtroppo c'entra poco, è solo un'idea sullo sfondo. In realtà quando siamo tranquilli e rilassati non alziamo mai le mani. Questo non cambia la bellezza delle tue parole. E' solo un contributo dettato dall'esperienza. ciao e complimenti